Forza Italia, Carrazza: “490 amministratori? Milanese mostri le firme su congresso e iscritti. Troppe ombre”
«Apprendiamo con una certa meraviglia che ben 490 amministratori campani avrebbero sottoscritto un documento a sostegno di una parte in questo congresso regionale. Un numero imponente, quasi imbarazzante. Attendiamo allora di vedere le 490 firme, naturalmente con le relative autenticazioni e con l’indicazione delle cariche ricoperte. La trasparenza, soprattutto quando si utilizzano numeri così importanti nel dibattito politico, dovrebbe essere la prima regola».
Lo dichiara Alessandro Carrazza, candidato alla Segreteria regionale di Forza Italia in Campania.
«Mi meraviglia ancora di più che una dichiarazione del genere provenga da Guido Milanese, del quale apprendo peraltro in queste ore il ruolo di responsabile regionale degli Enti locali. Ero rimasto, come credo molti nel partito, alla responsabilità affidata a Nicola Caputo. Evidentemente deve esserci sfuggito qualche passaggio politico e organizzativo. Anche su questo sarebbe utile fare chiarezza».
«Ma la domanda principale resta un’altra: chi sono questi 490 amministratori? Lo chiediamo perché conosciamo tanti amministratori autorevoli di Forza Italia che non hanno sottoscritto documenti e hanno scelto di supportare la mia candidatura oppure di non schierarsi né da una parte né dall’altra. Per questo, prima di trasformare i numeri in consenso politico, sarebbe opportuno rendere pubblici nomi, firme e cariche».
Carrazza torna quindi sulle modalità di svolgimento del congresso regionale: «Il problema, purtroppo, è molto più profondo. Stiamo assistendo a una confusione senza precedenti. Non abbiamo potuto verificare compiutamente gli elenchi degli iscritti, non abbiamo potuto raccogliere le firme e continuano ad arrivarci segnalazioni di persone che sostengono di essersi regolarmente iscritte e che poi hanno scoperto di non risultare negli elenchi. È accaduto anche nel mio caso. Ad Eboli, inoltre, ci sono iscrizioni delle quali sono conservate le copie e che, secondo quanto ci viene riferito, non risulterebbero negli elenchi congressuali. Sono circostanze che devono essere chiarite una per una».
«Non si può celebrare un congresso chiedendo fiducia sulla parola. Un congresso esiste se gli iscritti possono conoscere le regole, verificare gli aventi diritto, presentare liberamente le candidature, raccogliere le firme previste e partecipare in condizioni di effettiva parità. Altrimenti rischiamo di costruire soltanto l’apparenza di un congresso».
Carrazza allarga infine la riflessione al futuro politico di Forza Italia: «Il punto non è soltanto chi vincerà o perderà un congresso. Dobbiamo domandarci se Forza Italia sia ancora capace di far sognare e di parlare direttamente ai cittadini. Berlusconi costruì il consenso anche attraverso battaglie immediatamente comprensibili nella vita quotidiana delle famiglie: dalla tassa sulla prima casa alle battaglie contro una pressione fiscale percepita come oppressiva. Oggi dobbiamo ritrovare quello stesso coraggio sui grandi temi liberali e sui nuovi diritti, compreso il fine vita, sul quale persino nel mondo cattolico si è aperta una riflessione nuova. Un partito liberale non deve avere paura del confronto».
«Se invece si pensa di celebrare il 9 settembre un finto congresso nel quale permangono tutte queste anomalie, non potremo limitarci alla denuncia politica. Abbiamo già avuto un primo incontro con i nostri legali e siamo pronti ad utilizzare tutti gli strumenti previsti dall’ordinamento interno del partito e, successivamente, qualora ve ne siano i presupposti, a rivolgerci alla magistratura civile per chiedere la tutela dei diritti degli iscritti e la sospensione degli atti contestati. Non vogliamo impedire un congresso: vogliamo un congresso vero. Perché un partito che ha paura della partecipazione e della verifica democratica smette inevitabilmente di essere attrattivo».
Lo dichiara Alessandro Carrazza, candidato alla Segreteria regionale di Forza Italia in Campania.
«Mi meraviglia ancora di più che una dichiarazione del genere provenga da Guido Milanese, del quale apprendo peraltro in queste ore il ruolo di responsabile regionale degli Enti locali. Ero rimasto, come credo molti nel partito, alla responsabilità affidata a Nicola Caputo. Evidentemente deve esserci sfuggito qualche passaggio politico e organizzativo. Anche su questo sarebbe utile fare chiarezza».
«Ma la domanda principale resta un’altra: chi sono questi 490 amministratori? Lo chiediamo perché conosciamo tanti amministratori autorevoli di Forza Italia che non hanno sottoscritto documenti e hanno scelto di supportare la mia candidatura oppure di non schierarsi né da una parte né dall’altra. Per questo, prima di trasformare i numeri in consenso politico, sarebbe opportuno rendere pubblici nomi, firme e cariche».
Carrazza torna quindi sulle modalità di svolgimento del congresso regionale: «Il problema, purtroppo, è molto più profondo. Stiamo assistendo a una confusione senza precedenti. Non abbiamo potuto verificare compiutamente gli elenchi degli iscritti, non abbiamo potuto raccogliere le firme e continuano ad arrivarci segnalazioni di persone che sostengono di essersi regolarmente iscritte e che poi hanno scoperto di non risultare negli elenchi. È accaduto anche nel mio caso. Ad Eboli, inoltre, ci sono iscrizioni delle quali sono conservate le copie e che, secondo quanto ci viene riferito, non risulterebbero negli elenchi congressuali. Sono circostanze che devono essere chiarite una per una».
«Non si può celebrare un congresso chiedendo fiducia sulla parola. Un congresso esiste se gli iscritti possono conoscere le regole, verificare gli aventi diritto, presentare liberamente le candidature, raccogliere le firme previste e partecipare in condizioni di effettiva parità. Altrimenti rischiamo di costruire soltanto l’apparenza di un congresso».
Carrazza allarga infine la riflessione al futuro politico di Forza Italia: «Il punto non è soltanto chi vincerà o perderà un congresso. Dobbiamo domandarci se Forza Italia sia ancora capace di far sognare e di parlare direttamente ai cittadini. Berlusconi costruì il consenso anche attraverso battaglie immediatamente comprensibili nella vita quotidiana delle famiglie: dalla tassa sulla prima casa alle battaglie contro una pressione fiscale percepita come oppressiva. Oggi dobbiamo ritrovare quello stesso coraggio sui grandi temi liberali e sui nuovi diritti, compreso il fine vita, sul quale persino nel mondo cattolico si è aperta una riflessione nuova. Un partito liberale non deve avere paura del confronto».
«Se invece si pensa di celebrare il 9 settembre un finto congresso nel quale permangono tutte queste anomalie, non potremo limitarci alla denuncia politica. Abbiamo già avuto un primo incontro con i nostri legali e siamo pronti ad utilizzare tutti gli strumenti previsti dall’ordinamento interno del partito e, successivamente, qualora ve ne siano i presupposti, a rivolgerci alla magistratura civile per chiedere la tutela dei diritti degli iscritti e la sospensione degli atti contestati. Non vogliamo impedire un congresso: vogliamo un congresso vero. Perché un partito che ha paura della partecipazione e della verifica democratica smette inevitabilmente di essere attrattivo».





